Assisi nel tempo presente, versione Corriere dell’Umbria

Le comunità locali tra

cultura, religione, turismo e politica

Corriere dell’Umbria 10/12/17

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Questa serie di articoli nasce dall’ osservazione delle scelte attinenti alle politiche culturali e del turismo da parte della pubblica amministrazione e dalla visione di queste tematiche da parte delle istituzioni ecclesiastiche nel comune di Assisi che rappresenta, nel suo piccolo, forse il punto di riferimento di portata generale, paradigmatica per questi argomenti.

Cultura, religione, turismo e politica qui da sempre costituiscono le componenti di un confronto-scontro su cui vale la pena di soffermare lo sguardo, di tentare un’analisi per trarne spunti di approfondimento di valenza sicuramente extra cittadina. Se i fatti da cui prendono spunto le mie considerazioni hanno un lasso di riferimento temporale specifico, anni 2016-2017, ed un altrettanto circoscritto limite geografico, Assisi, credo che i contenuti rivestano comunque una loro generalità, in quanto si ruota intorno a problemi storicamente inseriti nel corpo sociale nazionale e dunque anche umbro.

Il 29 giugno scorso è stato reso pubblico un documento intitolato “Assisi nel terzo millennio” redatto dal gruppo di lavoro del Vicariato per la Cultura della Diocesi di Assisi e coordinato da don Vittorio Peri, pubblicato in www.oicosriflessioni.it. Immediatamente si è aperto un dibattito politico-culturale su quanto aveva ad oggetto il testo: la visione complessiva della città ed una serie di richiami a principi generali e condotte pratiche suggerite all’ amministrazione ed alla cittadinanza.

Ne è nata una serie di botta e risposta giornalistici, con levata di scudi contro l’intromissione della chiesa nella cosa pubblica, repliche degli interessati e immancabili presenze dei posizionatori di bandiere la cui assenza sarebbe stata ahimè interpretata come una mancanza dal formidabile campo della visibilità offerto da una simile uscita. Quasi tutti c’erano e si sono fatti notare. Sono passati circa quattro mesi e le pagine dei giornali locali hanno provveduto a sommergere l’argomento entro i tempi della cronaca come succederà anche a queste righe.

La scomparsa dell’argomento dalla cronaca, purtroppo significa anche scomparsa dall’ ordine del giorno della politica, dato che questa oggi di cronaca si occupa.

La stabile permanenza di punti di discussione su cui delineare linee di approfondimento e ragionamento, non è nei tempi delle evanescenti presenze on line.

Da un altro lato è altrettanto da rilevare, accanto all’ evidente interpretazione da parte dell’amministrazione comunale del termine “politica culturale” come creazione di un palinsesto di eventi turistici, la progressiva affermazione di una specifica terminologia usata nelle dichiarazioni, nei comunicati e interventi pubblici da parte di chi è preposto al governo del comparto cultura e turismo: marketing territoriale, incoming, pacchetto turistico, prodotto, promozione, comunicazione, offerta, claim, brand, target. Tutto questo, al contrario di quanto accaduto al documento vicariale, scivolato nel silenzio generale ed assurto ormai a vocabolario di riferimento di comune ed evidente accettazione. Ma cosa passa e si insinua, attraverso questo, nella comune accezione dei termini?

Ho atteso quindi di essere fuori dai tempi giornalistici, dal focus mediatico e del dover esserci, per tentare di porre le questioni sollevate sotto altri punti di vista che di seguito riassumo e cito come nuclei intorno a cui ruoteranno anche i prossimi interventi che saranno qui pubblicati

  • Le autorità ecclesiastiche hanno diritto alla manifestazione di una propria visione, raccomandazione, suggerimento, riguardo agli assetti socio-culturali di una comunità? Come deve rapportarsi a questo la società laica e la dimensione politica?
  • La cultura, in senso molto generico, quale ruolo deve avere nell’ambito della costituzione, delineazione, di politiche e strategie per il governo della vita pubblica? Quale ruolo deve intrattenere con il turismo in territori a chiara propensione turistica? Cultura deve essere di supporto a Turismo? O Turismo di supporto a Cultura? Svolge o no un ruolo nella formazione individuale, l’ambiente culturale di residenza? A chi appartiene il bene o impresa “Turismo”?
  • E la politica a quali principi e valori di riferimento dovrebbe informarsi per sviluppare le proprie attività pratiche? E la pubblica dichiarazione, o non dichiarazione, di questi principi, valori, è o non è già atto politico? E più in generale può dichiararsi di profilo meramente tecnico, o ritagliarsi un ruolo meramente tecnico, chi ricopre incarichi di governo, sia esso anche solo locale?

A questi interrogativi tenterò di rispondere nei prossimi articoli che saranno progressivamente pubblicati e raccolti nel sito www.oicosriflessioni.it con il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Corriere dell’Umbria”.

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