Assisi nel tempo presente, versione Assisi

Riepilogo articoli

  1. In quale modo affrontare la questione Assisi 
  2. Assisi nel tempo presente. Autonomia di Cultura da Religione e Turismo. Premessa
  3. Autonomia di Cultura da Religione. Commento al documento “Assisi nel terzo millennio”, gruppo di lavoro del Vicariato per la cultura, giugno 2017
  4. Genius loci, genius temporis e il turista convertito
  5. Perché la pace e non la guerra? Libera scelta o precettistica?
  6. Assisi nel tempo presente. I miei valori di riferimento, i principi non negoziabili, le linee guida
  7. Autonomia di Cultura da Turismo
  8. A chi appartiene il Turismo? Turismo spa, azienda a maggioranza pubblica
  9. Quale Assisi?
  10. Assisi città internazionale di cultura per la formazione e produzione culturale
  11. Assisi nel tempo presente. Il precorso progettuale

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1 – In quale modo affrontare la “Questione Assisi”?

Assisioggi 09/11/17

Questione Assisi, Paolo Ansideri, in quale modo affrontarla?

Lo scorso primo ottobre ho voluto comunicare pubblicamente le mie dimissioni dal tavolo cultura, accennando alla divergenza politico-strategica nei confronti dell’amministrazione e rimandando allusivamente a successivi momenti di approfondimento.

Accennavo anche all’unico modo in cui i nodi di fondo della Questione Assisi possono essere a mio parere trattati. Assisi, come ogni comunità locale, rappresenta per chi intende governarne le sorti, una complessità da interpretare, conoscere ed analizzare: è un unico “ecosistema”, come viene definito del DUP (documento unico di programmazione).

Volendone ulteriormente definire il perimetro, ha palesemente in comune con altre poche città una preponderante valenza di sito storico-artistico e religioso, ma forse con altre pochissime, se non unica, porta in sé una forte carica simbolica che l’ha posta, dal 1986 anno dell’incontro interreligioso di Giovanni Paolo II, al centro di un focus mediatico di portata mondiale.

Se riconosciamo quindi in questa bozza di profilo, la natura del sito Assisi, non possiamo che definire  come estremamente oneroso lo sforzo di ridurre questa complessità ad una ragionevole comprensione razionale, necessaria per poterne tracciare linee guida di amministrazione e governo.

Una complessità che nella sua interezza va compresa, interpretata e analizzata sia quanto all’esistente che al potenzialmente implementabile.

Riduzione cognitiva e concettuale che rischia di trasformarsi in amorfa e irreale semplificazione se i modi di questa riduzione, per loro natura, non sono capaci di rendere concettualmente la complessità analizzata.

E’ per questo motivo che ritengo inadeguate le forme comunemente usate e condivise per la discussione di tematiche inerenti la politica culturale e del turismo di Assisi.

Non può un articolo di giornale permettere la compiuta esposizione di analisi, ragionamenti ed argomentazioni, né la verve di botta e risposta di contrapposizioni politiche e tantomeno post e cinguettii nascosti nei meandri (ed a volte i miasmi) dei social media.

Non può permettere una seria cognizione della profondità della questione, delle diverse analisi e visioni in campo, nessuna pratica delle cosiddette “riunioni partecipative” in cui si vorrebbe che in cinque minuti, tanto il tempo concesso al “giro di microfono”, fossero espresse serie analisi e proposte che finiscono quindi con il tramutarsi in legittime opinioni democraticamente ammesse nel consesso della libera, molto libera, espressione.

Non può permettere uno proficuo scambio di analisi divergenti, nessun tavolo di pochi eletti, che esclude a priori storici conoscitori della complessità, determinanti protagonisti della scena pubblica, valenti studiosi ed intellettuali locali, necessarie competenze esterne.

E’ in questo senso quindi, che ho ritenuto opportuno chiedere uno spazio adeguato per poter esporre le mie considerazioni, seppur non esaustivamente, nella forma di una serie di articoli che verranno pubblicati sul Corriere dell’Umbria, per quanto di carattere generale, e nel sito web di Assisioggi per quanto attinente alla realtà assisana.

Auspico che la stesso spazio venga concesso anche ad altri, per poter pensare che forse un giorno si possa arrivare ad un confronto pubblico, consapevoli delle analisi altrui e per la durata che è necessaria oltre il “democratico giro di microfono”.

Questi i prossimi articoli che saranno progressivamente pubblicati e raccolti nel sito www.oicosriflessioni.it  con il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Assisi”. Gli articoli del Corriere dell’Umbria avranno il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Corriere dell’Umbria”.

  • Assisi nel tempo presente. Autonomia di Cultura da Religione e Turismo. Premessa
  • Autonomia di Cultura da Religione. Commento al documento “Assisi nel terzo millennio”, gruppo di lavoro del Vicariato per la cultura, giugno 2017
  • Genius loci, genius temporis e il turista convertito
  • Perché la pace e non la guerra? Libera scelta o precettistica?
  • Assisi nel tempo presente. I miei valori di riferimento, i principi non negoziabili, le linee guida
  • Autonomia di Cultura da Turismo
  • A chi appartiene il Turismo? Turismo spa, azienda a maggioranza pubblica
  • Quale Assisi?
  • Assisi città internazionale di cultura per la formazione e produzione culturale
  • Assisi nel tempo presente. Il precorso progettuale

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2 – Autonomia di Cultura da Religione e Turismo

Premessa

Assisioggi 10/12/17

Paolo Ansideri, Assisi nel tempo presente, autonomia di cultura da religione e turismo

Queste pagine nascono come riflessione sul dibattito politico-culturale che si è svolto ad Assisi nei primi giorni di luglio, a seguito del documento “Assisi nel terzo millennio” reso pubblico il 29 giugno e redatto dal gruppo di lavoro del Vicariato per la Cultura coordinato da don Vittorio Peri (consultabile in www.oicosriflessioni.it).

Il documento aveva ad oggetto la visione complessiva della città ed una serie di richiami a principi generali e condotte pratiche suggerite all’amministrazione ed alla cittadinanza.

Ne è nata una serie di botta e risposta giornalistici, con levata di scudi contro l’intromissione  della chiesa nella cosa pubblica, repliche degli interessati e immancabili presenze dei posizionatori di bandiere la cui assenza sarebbe stata ahimè interpretata come una mancanza dal formidabile campo della visibilità offerto da una simile uscita. Quasi tutti c’erano e si sono fatti notare. Sono passati circa cinque mesi e le pagine dei giornali locali hanno provveduto a sommergere l’argomento entro i tempi della cronaca come succederà anche a queste righe.

La scomparsa dell’argomento dalla cronaca, purtroppo significa anche scomparsa dall’ordine del giorno della politica, dato che questa oggi di cronaca si occupa.

La stabile permanenza di punti di discussione su cui tracciare linee di approfondimento e ragionamento, non è nei tempi delle evanescenti presenze on line.

Ho atteso quindi di essere fuori dai tempi giornalistici, dal focus mediatico e del dover esserci, per tentare di porre la questione sollevata dal documento sotto un altro punto di vista. 

Ho accolto con molto interesse la proposta e le riflessioni esposte nel documento, perché sono l’occasione di un’apertura di un dibattito, serio e profondo, che da tempo auspico e che da tempo propongo nelle sedi competenti, sulla politica culturale e del turismo per la città di Assisi. Per la prima volta, nell’ultimo periodo, ci troviamo di fronte ad un testo presentato all’opinione pubblica, con un senso compiuto, con una visione complessiva della vita civile della città e con una minuta elencazione di attività da realizzare.

Neanche il Documento Unico di Programmazione, è stato posto all’attenzione della pubblica opinione con tale evidenza.

Spero che la stampa locale possa dare spazio ad un dibattito serio, privo di polemica, ma altrettanto profondo e sincero senza infingimenti o remore intellettuali, né tantomeno timori reverenziali. Spero che i valori di riferimento, i principi guida, le argomentazioni proposte, le analisi e la documentazione apportata a sostegno delle proprie tesi siano il principio di ulteriori approfondimenti e  contributi e che lo spirito di proposizione delle proprie visioni e delle ragioni su cui si fondano, abbiano a proprio supporto anche la disponibilità all’accertamento dell’effettiva  rispondenza ai fatti di quanto asserito e la disponibilità all’intreccio di un confronto dialettico il cui esito potrebbe portare anche a divergenze profonde quanto ai principi ed ai fini del governo della vita di comunità.

In altre parole un dibattito può aprirsi solo se si è disponibili ad intessere un discorso razionalmente fondato, basato oltre che su dichiarazione di propri principi non negoziabili, anche sul reperimento di dati e fatti oggettivi portati a sostegno di quei principi e sull’accettazione di una comune dialettica che riconosce all’altro o la coerenza delle argomentazioni o all’opposto l’incongruenza di quanto affermato, nella sana tensione all’incontro-scontro dialogico.

Se questo non fosse sarei costretto ad opporre al documento presentato una mera elencazione di principi, precetti e raccomandazioni morali coincidenti o contrari a seconda dei principi etico-morali a cui volessi ispirarmi.

Considero il documento presentato come un documento politico nel senso più alto del termine. Intendendo per politica quel complesso teorico e organico che a partire dalla dichiarazione di principi e valori guida posti a sovrintendere la conduzione del governo della cosa pubblica, si concretizza in conseguenti prese di posizione ed attività su problematiche singole in coerenza con l’adozione di quei principi e valori. Interpreto quindi in questo senso la proposta formulata ed il suo stesso rivolgersi alla cittadinanza in modo pubblico, come un sottinteso richiamo al primato della politica purtroppo ormai scomparsa dall’orizzonte culturale e civile, e rifugiata nelle ristrettezze del duello dialettico  interpersonale all’interno del consiglio comunale.

Concordo nel ribadire il primato della politica, ma altra cosa è la condivisione di quella specifica impostazione, essendo portatore di altra visione che di seguito cercherò sommariamente di esporre.

Approfitto quindi di questa circostanza per comunicare che l’associazione Oicos riflessioni che rappresento renderà disponibili sul proprio sito www.oicosriflessioni.it tutti i documenti di approfondimento ad oggi disponibili, a sua conoscenza, sulla questione Assisi, in modo da favorire l’approfondimento delle posizioni in campo.

Chi scrive ha peraltro da tempo presentato nelle sedi competenti un documento redatto nel novembre 2016 che affronta le tematiche in questione: “Dal dossier Assisi, al progetto Assisi”, già disponibile nel sito.

Si potrà quindi al momento disporre dei seguenti testi:

  • CST, S. Berardi, P. Desinano, O.N. Fiorucci, M.S. Minuti: “ Linee guida per l’innovazione e lo sviluppo del turismo in Assisi nell’età della crisi globale, pagine 84, aprile 2011
  • Regione Umbria, a cura di G. Moriconi, L. Bruschi, : “Quadri strategici di valorizzazione. Idee, progetti, risultati per i centri storici dell’Umbria”, Assisi, da pg. 33 a 37, pagine 5,ottobre 2013
  • Comune di Assisi: “Riunione partecipativa per la stesura del “Quadro Strategico di Valorizzazione” del centro storico di Assisi” – seduta del 13 novembre 2014, pagine 25
  • Ansideri: “Dal dossier Assisi, al progetto Assisi”, pagine 351, novembre 2016
  • Amministrazione comunale di Assisi: “Documento unico di programmazione (D.U.P.) – 2016 2021”, pagine 121, dicembre 2016
  • Gruppo di lavoro del Vicariato per la Cultura: “Assisi nel terzo millennio”, pagine 7, giugno 2017
  • P. Ansideri: “Assisi nel tempo presente. Versione Assisi”, novembre 2017 – pubblicazione progressiva
  • Ansideri: “Assisi nel tempo presente. Versione Corriere dell’Umbria”, dicembre 2017 – pubblicazione progressiva
  • Amministrazione comunale di Assisi – Piano marketing territoriale 2018 – nel momento in cui sarà reso pubblico

Pubblicheremo tutti i contributi di studio e approfondimento inerenti le questioni di politica culturale e turistica che ci verranno recapitati, tutti gli studi a vario titolo interessanti per il “Progetto Assisi”, ma non articoli di taglio giornalistico.Contatto: paoloansideri@libero.it

Gli articoli precedenti sono pubblicati in www.oicosriflessioni.it con il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Assisi”

Prossimo articolo:  Autonomia di Cultura da Religione. Commento al documento “Assisi nel terzo millennio”, del Gruppo di lavoro del Vicariato per la Cultura, giugno 2017

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3 – Autonomia di Cultura da Religione

Commento al documento “Assisi nel terzo millennio”

giugno 2017

Assisioggi 11/01/18

Paolo Ansideri sul documento del Vicariato per la cultura del giugno scorso

(nella foto New York City –  St. Francis Church)

E’ del tutto evidente che le tematiche proposte nel documento, del gruppo di lavoro del Vicariato per la cultura (consultabile nel sito www.oicosriflessioni.it, insieme alla versione integrale del presente articolo) le argomentazioni e le prescrizioni “operative”, suscitano di per sé interesse e reazioni generali, perché in realtà si fa appello a quanto di più nascosto ed intimo regola l’agire individuale: le convinzioni profonde su cui si fonda l’esistenza di ognuno. E’ chiamata in gioco in modo totalizzante la propria visione del mondo che ci detta scale di valori e principi guida da cui facciamo discendere le nostre prese di posizione politiche e comportamentali.

Ma proprio perché è da quelle altezze, anche ultraterrene, che si vuole rivolgere un tale appello al contesto cittadino, è lì rimanendo che bisognerà cominciare a ragionare.

Gli ambiti di riferimento in cui è suddiviso il documento (spiritualità, cultura, ambiente, turismo) vengono separatamente analizzati inducendo l’idea di una non riconducibilità ad un unico fattore, ad un unico centro di pensiero e di decisioni operative.

In realtà quell’unico centro altro non è che la dimensione culturale della visione, la prospettiva di partenza che informa di sé discorsi, argomentazioni e decisioni.

A cosa afferisce se non alla dimensione culturale, l’aspetto spirituale dei fenomeni? Non solo la religione è legata alla dimensione immateriale, ma tutta l’espressione umana intesa come produzione di attività non legate al sostentamento fisico, è espressione della spiritualità insita nell’essere umano. Non c’è spiritualità nelle elegie di Sesto Properzio, nell’opera di Leopardi? Nei frammenti di Saffo? L’arte di Giotto è dimensione spirituale perché rappresenta un soggetto religioso? Mentre i sacchi di Burri non raggiungono una tale dimensione? Non c’è spiritualità nelle rappresentazioni e nei raffinati decori delle Domus Romane? Sembra quindi che il termine spiritualità venga qui inteso come semplicemente riconducibile all’ambito religioso, divino, sacrale, confessionale.

La dichiarazione dell’ambiente naturale come valore, come fine e non come mezzo nell’odierna cultura, ma anche nella “filosofia“ di Francesco, non è frutto di un’ interpretazione “culturale” dell’ambiente naturale, che lo pone all’interno di uno sguardo che lo vuole tutelato, conservato, preservato, dichiarato “bellezza naturale”, in quanto valore in sé a differenza di quanto invece accaduto ad esempio nell’isola di Pasqua, dove la civiltà dei Maoi è scomparsa proprio a causa della deforestazione?

Ed infine il TURISMO COSA È IN FIN DEI CONTI SE NON UN EFFETTO COLLATERALE DI CULTURA E PAESAGGIO? Mi sposto viaggiando per raggiungere una meta balneare, naturale, monumentale …

Tutta l’argomentazione che ho fin qui esposto, tende quindi a dimostrare che va riconosciuto come unico ambito di confronto l’ambito culturale, essendo le culture, le forme ambientali create dalle comunità umane nell’ambiente geografico e temporale di riferimento. Forme ambientali prodotte dall’interazione degli individui nella comunità e che si strutturano secondo caratteri identitari mutanti nel tempo.

La religione è una parte dell’ambito culturale, il quale contiene al suo interno  anche quello religioso, (oltre a quello scientifico, artistico, giuridico ecc..)  cioè la sfera culturale delle comunità umane organizzate, eccede l’ambito religioso che ne è una parte.

LA RELIGIONE E’ UNA DELLE FORME ED UNA PARTE DELLA CULTURA UMANA CHE COME SFERA GENERALE ECCEDE LA PARTICOLARITA’ RELIGIOSA.

Ecco dunque il primato della cultura che porta con sé il primato della politica di cui è sinonimo

Se dunque riconosciamo che ciò di cui si sta parlando è l’ambiente culturale locale, in senso molto lato, e ciò che è stato proposto dal Vicariato altro non è che la coerente attuazione di principi guida per il governo e la parziale evoluzione di quell’ambiente, allora per prima cosa di questi si dovrà discutere cercando di individuarli tra le righe dello scritto:

  1. Francesco e Chiara, il loro messaggio (i valori di accoglienza degli ultimi, pace, tolleranza, tutela del creato, ecc..) sono i generatori e custodi del genius loci, dello Spirito di Assisi. L’identità culturale della città con questo si identifica e nulla esubera questo 
  1. La fede è l’unico e determinante approccio alla città. Si dice che “Assisi è meta soprattutto di pellegrinaggi (motivati da consapevoli scelte di fede), prima ancora che di turismo religioso (interessi culturali in luoghi religiosi) e di turismo culturale. Si potrebbe dire che qui ogni turista è, o diviene, un pellegrino.”(pg. 5). Cioè se la motivazione di fede per alcuni è il motivo della visita, per altri questa viene acquisita comunque nel periodo di permanenza.  E la fede è comunque il fattore dirimente perché, se pur si riconosce che la figura di Francesco possa apparire ai non cristiani solo nel suo valore storico e culturale, pur tuttavia tutti dovranno agire ” contrastando  .. quella sorta di mutilazione che si fa della figura di s. Francesco,  …quando lo si tira in gioco come testimone di valori pur importanti, apprezzati dall’odierna cultura, ma dimenticando che la scelta profonda, potremmo dire il cuore della sua vita, è la scelta di Cristo”, cioè la fede.
  1. I principi della dottrina ed etica cattolica, devono ispirare e guidare anche l’azione del governo cittadino che deve assumersi la responsabilità anche a livello mondiale della difesa del valore della vita perché “ci siamo acclimatati alla loro soppressione (dei bambini ndr) legalizzata nel grembo materno (pg. 3 – punto 2) e la “ ..cultura della famiglia “come società naturale fondata sul matrimonio” .. … a chi giova che tanti bambini non possano più dire ‘papà’ e ‘mamma’..” (pg. 3- punto 3)
  1. La chiesa cattolica è la garante e custode di tali valori e la città altro non deve essere oltre la testimonianza costante di quel messaggio (salvo rare eccezioni, Calendimaggio, monumenti storici non francescani… pg. 2) tramite: laboratori di riflessione interreligiosa gestititi dall’Istituto teologico (pg.1- punto 3); memoriali e commemorazioni (pg.2-p.4 e 5); “ …mostre d’arte, concerti musicali, rappresentazioni teatrali, proiezioni cinematografiche… coerenti con l’identità di Assisi” (pg. 3–p.4); “ ..  una cineteca riguardante la produzione filmica e documentaria di natura francescana” (pg.4 – p.9); apertura di nuovi santuari oltre quelli già esistenti (vedi Santuario della Spogliazione) e di eventi che attirino turisti, in fin dei conti non ve ne è bisogno perché: “ .. Francesco e Chiara …Sono essi i “grandi eventi” da celebrare e valorizzare. Proposte stridenti anche indirettamente con lo spirito francescano è facile che siano destinate a fallire” (pg. 5). Si veda anche don V. Peri: “.. . Dovremmo tuttavia sempre ricordare che i grandi eventi li abbiamo già: sono le straordinarie figure di Francesco e di Chiara “ e comunque se proprio si devono fare  “ … purché non sviliscano l’intangibile volto della Città…”   (Assisinews, 15 dic. 2016) Fa da premessa a questo, quanto già esistente ed ispirato ai valori religiosi: manifestazioni popolari (processioni, riti e festività tradizionali), istituzioni musicali (pg. 2),  accademiche e scientifiche (unica eccezione il corso di Laurea in Economia del Turismo) “ …. l’ Istituto teologico e l’Istituto superiore di scienze religiose .. la Società internazionale di studi francescani ..” .  (pg. 2)
  1. La comunità umana di riferimento per le attività da intraprendere è tutto sommato la folla dei pellegrini e dei turisti ai quali va garantita e migliorata l’offerta secondo il brand religioso descritto ed a cui è sostanzialmente rivolto tutto quanto riepilogato nel precedente punto 4: incoming religioso, anche se non commerciale. Questo filo rosso è deducibile anche dal fatto che l’orizzonte urbano di riferimento è il centro storico, non essendovi menzione delle frazioni. Si formula per il centro storico, una serie di proposte per incentivare il reinsediamento e la vivibilità (pg 5 e 6 Turismo) ed ai residenti in centro o in periferia è rivolta comunque una dettagliata precettistica. E’ raccomandato di sentire “ … il“privilegio” di essere assisani, come anche “la responsabilità di vivere in questo territorio di grazia” e “ il sommo rispetto verso i menzionati valori spirituali”(pg.1-p.1-2), la continuità della tradizione cittadina perpetrando le manifestazioni religiose e civili (pg.2), la dedizione alle attività di solidarietà già esistenti (pg.3), e il “… rigoroso rispetto delle persone, dei luoghi e del decoro..” (pg.4-p.7). I contributi economici richiesti andranno negati a tutto ciò che non abbia “… alto profilo culturale e morale …” (pg.3 – p.6). 
  1. L’orizzonte culturale temporale extra religioso, ha al proprio centro il medioevo, in coerenza con l’identità francescana della città, con marginali concessioni alla romanità, sì che negli spazi pubblici ancora disponibili, come la Rocca Maggiore, “ possa esservi virtualmente ripresentata, attraverso video digitalizzati, la vita dell’Assisi romana e medievale.” (pg.4 – p.10)

Confesso a questo punto l’imbarazzo nell’esercitare una qualsivoglia riformulazione del quadro culturale basato su una ricomposizione di elementi diversi da quelli citati.

La proposta così formulata, totalmente costruita sulla figura di Francesco e sullo spirito francescano che permea di sé ogni ambito pubblico, è posta in modo tale che la sola idea di ulteriori elementi da implementare nella sfera rappresentata, cambiando necessariamente gli equilibri e le composizioni delle parti, suonerebbe fatalmente come una riduzione e relativizzazione di quella figura.

Una qualsiasi aggiunta, lasciando anche inalterato quanto proposto, ma solo aggiungendo appunto altro di diversa natura, diminuirebbe il tema Francesco, coincidente nella formulazione presentata dal gruppo di lavoro, con la totalità dell’Assisi auspicata.

In sostanza la proposta è così totalizzante, coesa al suo interno, minuziosamente sviluppata e posata sul granitico fondamento del messaggio francescano, universalmente ed innegabilmente riconosciuto, che chi cerca di comprenderla in un ambito più vasto, viene artatamente posto nella condizione di sembrare di voler mettere in ombra proprio quel basamento: lesa maestà.

Ma come già anticipato in premessa la comprensione dell’altrui discorso, nella sua dimensione analitica e dialogica, dovrà pur prevedere e poggiarsi anche su dati di fatto riconosciuti da entrambe le parti.

Gli articoli precedenti sono pubblicati in www.oicosriflessioni.it con il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Assisi”

Prossimo articolo: Genius loci, genius temporis e il turista convertito

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4 – Genius loci, genius temporis e il turista convertito

Assisinews 16/01/18

Paolo Ansideri: “Non è vero che ogni turista è o diviene un pellegrino”

Nota preliminare: il testo di riferimento “Assisi nel terzo millennio” è consultabile in www.oicosrflessioni.it 

Si può onestamente affermare che un luogo sia abitato da un genio che ne determina il profilo, l’identità culturale-spirituale come riteneva la religione romana o addirittura di discendenza teologica? Oppure quello spirito identitario  che sembra emanare da quel luogo, altro non è che l’interpretazione che viene data da una cultura umana che lo abita in un determinato periodo storico?

Quale genius loci abitava da queste parti all’epoca di Properzio? Ed era lo stesso che c’era prima del 1181 anno di nascita di Francesco? E prima di Fortini? E dopo Fortini? Ed all’epoca di Dante e di Goethe i geni erano gli stessi? Prima e dopo l’incontro interreligioso del 1986?

Più che di genius loci si dovrà parlare di valori culturali ed ambientali, materiali ed immateriali, da preservare rispondendo noi sì al nostro genius temporis, cultura del nostro tempo, che dichiara  come valore l’ambiente culturale e naturale, e non come accadde al Colosseo passato da anfiteatro a cava di pietra. Ma questa preservazione, liberata dall’aura sacrale (sia in senso pagano che teologico) di cui la si vorrebbe avvolta, e dalla quale emanerebbe una sorta di condizionamento spirituale che determina il destino delle cose umane e di quelle naturali, non esclude che il nostro tempo, la cultura di oggi, possa produrvi altro di altra natura e che questo altro sia, come chi lo ha preceduto, una nuova caratterizzazione della mutante identità culturale locale.

Non credo ad un genius loci in grado di dire qualcosa su interruzione della gravidanza o su famiglia naturale.

La fede e il turista convertito

L’affermazione che “ ogni turista è, o diviene, un pellegrino”, laddove i pellegrinaggi vengono  definiti come “motivati da consapevoli scelte di fede”  (pg.5), sembra non essere confortata da riscontri reali. Confesso che per mia lacuna, non ho riscontri diretti, documenti e rilievi locali da cui si possa sostenere la tesi proposta o il suo opposto.

Rilevo che gli unici dati oggettivi di cui dispongo si riferiscono ai dati Istat a livello nazionale.

Da “Report Istat viaggi e vacanze in Italia e all’estero 2015”, pg. 11 – 10 febbraio 2016

Nel 2015, il 68% delle vacanze (stabile rispetto al 2014) è effettuato per trascorrere un periodo di piacere o svago. … (Figura 3).Le visite a parenti e amici, anch’esse sostanzialmente stabili rispetto al 2014, rappresentano quasi il 30% dei viaggi, …. Sempre molto contenute, invece, le quote dei viaggi per trattamenti di salute o cure termali e quelle per motivi religiosi (entrambe al di sotto del 2%). (motivi religiosi 1,3%  da figura 3, ndr)”. “ … in particolare, la visita a una o più città d’arte, ..  riguarda il 28,3% delle vacanze di piacere/svago.. . “ (pg. 12)

Quindi sulla totalità di 100 viaggi, il 68% è di vacanza di cui il 28,3% verso città d’arte, cioè il 19,2 % del totale.

Quanto sopra per viaggi turistici, che comprendono cioè almeno una notte di pernottamento. Per il 2016, stante il report redatto il 31 marzo 2017, il dato sul turismo religioso non è rilevato.

Per le escursioni, cioè visite senza pernottamento, questo documenta l’Istat

Da “Report Istat Anno 2016 viaggi e vacanze in Italia e all’estero, 2016” pg. 14 – 31 marzo 2017, rielaborazione P. Ansideri

Prospetto 25. escursioni per motivo prevalente. Anno 2016

Motivo dell’escursione – percentuale

Piacere, svago, vacanza – 63,3%

Visita a parenti e/o amici – 18,0%

Shopping – 5,3%

Formazione/Cultura – 3,7%

Motivi religiosi, pellegrinaggio – 3,4% (era 3,1% nel 2015)

Motivi di lavoro – 1,7%

Altro motivo (a) – 4,6%

TOTALE 100,0 %

(a) Include: visite mediche, cure termali e trattamenti di salute con e senza prescrizione medica, accompagnare un familiare/parente/amico, altro.

A livello nazionale emerge quindi che la motivazione di fede rappresenta solo una parte minimale dei viaggi turistici e delle escursioni. Volendo dedurre dai dati 2015 il rapporto tra turisti Italia con meta città storiche per motivazioni culturali aconfessionali e quelli con motivazioni religiose, il rapporto è di circa di 1 a 19: ogni 20 persone che visitano luoghi d’arte e religione 19 lo fanno per l’arte e 1 per fede, il 5% del totale. Essendo vero quindi che Assisi è meta d’arte e religione ed ammesso che la parte religiosa abbia un rilievo importante, è senz’altro azzardato affermare che la totalità dei presenti sia alla fine animato dai motivi religiosi. Il campo dei rilievi sul turismo religioso, è di per sé molto controverso in quanto non legato a rilievi numerici misurabili (come lo sono le presenze alberghiere), ma ad altri parametri in cui difficilmente viene esperita la volontà del singolo sulla decisione di viaggio. Né d’altra parte può essere usato come criterio di rilievo oggettivo e generale la semplice percezione personale o di gruppo, il proprio orizzonte cognitivo individuale eletto a verità inconfutabile. Troppi danni hanno fatto e stanno facendo stratificati luoghi comuni e convinzioni intime basate su nessun riscontro allargato. Non è questo il luogo, ma esistono al riguardo vistose incongruenze tra i dati rilevati dal Wto (World Tourism Organization) ed enti statistici e associazioni di categoria locali.

Il buon senso insieme alla più volte stimata e studiata diminuzione della fede religiosa, dovrebbero suggerire una più cauta interpretazione del fenomeno del turismo verso la meta d’arte e religione che è Assisi. La mancanza di questa cautela nell’affermazione esposta, lascia purtroppo intravedere come una volontà egemonica di assimilazione del flusso turistico  alle proprie convinzioni personali, alterando la lettura di un fenomeno che sembra invece dover essere interpretato in tutt’altro modo.

Gli articoli precedenti sono pubblicati in www.oicosriflessioni.it con il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Assisi”

Prossimo articolo: Perché la pace e non la guerra? Libera scelta o precettistica?

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5 – Perché la pace e non la guerra? Libera scelta o precettistica?

Assisinews 19/01/18

Paolo Ansideri: “La pace non può essere un precetto, ma il frutto di una libera scelta”

Nota preliminare: il testo di riferimento “Assisi nel terzo millennio” è consultabile in www.oicosrflessioni.it 

Mi permetto, in questo articolo, di entrare in questioni inevitabilmente più radicali, sperando di non urtare la suscettibilità altrui, ma penso che alla fine non possa non manifestarsi quella concezione di fondo che divide un non credente come il sottoscritto, dai credenti che hanno redatto il documento o per lo meno da quanto da questo trapela.

L’evocazione di temi potenti ed epocali come la pace, l’ambiente, l’amore del prossimo, la solidarietà, ecc.. esigono, per come vengono presentati alla mentalità corrente, quasi una scontata ed immediata adesione senza obiezioni di fondo. Chi osa essere per la guerra? Il pensiero corrente largamente condiviso, costruisce intorno a sé icone incontrastate che tutti noi non osiamo ledere. Tutti siamo per la solidarietà, per la pace…

Ma la pace è precetto o scelta?

Scorre nel documento una concezione di fondo che considera la comunità civile, in fin dei conti, come comunità di fedeli cui rammemorare i principi ed i fini che ispirano la propria confessione nello stesso rapporto di adesione indiscussa a precetti, moniti, quando non a dogmi, cui i fedeli, proprio perché fedeli, sono tenuti a conformare il proprio agire ed intimo sentire, in quanto appunto tutti si appartiene alla madre chiesa che li indica dall’alto della sua autorità di fede, morale e dottrinale.

Non a caso il vescovo Sorrentino, nella lettera pastorale con cui ha istituito il Santuario della Spogliazione, parla di “santuario a cielo aperto” e come ogni chiesa del passato parlava al suo popolo per immagini e simboli, così l’odierna città-santuario dovrà essere simbolica testimonianza di quei valori.

Così come Giotto ha narrato Francesco ed il suo messaggio dagli spazi architettonici e dalle  superfici parietali della Basilica, così gli spazi urbani e pubblici e quelli temporali, dovranno narrare, aggiornare e scandire quel messaggio: nuovi santuari, memoriali, commemorazioni, ricorrenze, riti  e quant’altro riassunto nel precedente punto 4.

Due qui i punti dirimenti che segnano fatalmente la divergenza sul piano politico-strategico per la città che vogliamo:

  • da un lato la concezione degli individui che compongono la comunità stanziale e quella di passaggio
  • e dall’altro l’assetto dell’ ambiente culturale generato dalle attività proposte.

La concezione degli individui

Fondamentalmente, come sopra dicevo, il cittadino è immaginato come un fedele, lo si deve “ammaestrare” alla bontà, alla carità ed alla solidarietà tramite la riduzione degli spazi culturali e sociali a spazi simbolico-didascalici, in cui viene  ripetutamente e quasi propagandisticamente rappresentato il “Messaggio”. L’individuo è inteso come destinatario di tale “Messaggio”, recependo il quale non potrà che riconoscere i “Valori” e conseguire il “Bene”. Ciò che si sottintende, preconizzando un tale apparato simbolico pubblico dominato dall’univoca immagine del Bene, è che alla coscienza individuale, affinché il fine possa essere raggiunto, debba essere occultato qualsiasi argomento fuorviante, qualsiasi tematica, o atmosfera “.. stridente .. ” con l’ “Identità”, perché alla coscienza di fatto non è riconosciuta la facoltà della scelta, della libera scelta tra opzioni contrarie o solo differenti, per le quali non ci si vuole assumere il rischio della presenza e conoscenza. La coscienza è un ricettore e non un interlocutore.

Confermando anche qui quanto precedentemente esposto intorno all’imbarazzo che viene suscitato in chi, proponendo altro, sembrerebbe incrinare questa visione intangibile ed unidimensionale in sé coesa e coerente.

L’assetto dell’ambiente culturale

Ritengo l’ambiente culturale delle comunità locali, uno dei maggiori fattori formativi e cognitivi delle persone, dei residenti, in quanto ne occupa i pensieri ed il tempo,

Determinante al punto che l’assimilazione degli elementi caratteristici di tali contesti condiziona oltre che la crescita e lo sviluppo individuale in senso generico, anche veri e propri filoni culturali e professionali caratteristici del luogo. Famiglia, scuola, oggi i media e la comunità sociale ci formano e se i primi sono demandati a decisori non immediatamente riconducibili ad un ambito direttamente controllabile dalla cittadinanza, l’ultima è assolutamente influenzabile e governata dalla volontà politica che ha l’obbligo di considerare se stessa come il primo fattore di conservazione o mutazione.

Se dunque l’ambiente sociale incide sulla formazione individuale e può o no contribuire all’incremento di conoscenza in senso lato, va da sé quanto determinante sia plasmarne le linee che ne configurano l’assetto o a questo rinunciare. Ma la rinuncia da parte del governo cittadino non significa che la forma ambientale culturale non abbia una sua configurazione, comunque attori e soggetti naturalmente la determinano immettendo sulla scena della visibilità pubblica, valori e comportamenti di riferimento: le forme del lavoro, le ritualità religiose, le forme della socialità e della modalità aggregative, le pulsioni ludiche e quelle culturali in senso stretto. Comunque condizioniamo lo spazio che abitiamo in quanto esseri sociali.

Quale ambiente culturale è quindi auspicabile per favorire lo sviluppo “culturale”  dell’individuo e delle relazioni conoscitive ed interpersonali?

Abbiamo visto che quello prospettato, e come dichiarato nel sottotitolo del documento, è fortemente connotato dalla fedeltà al suo passato. L’ho definito unilaterale e monotematico in quanto pervaso dalla’aura dello spirito totalizzante da cui si ritiene dominato. Ma questo assetto favorisce la crescita individuale? Offre occasioni e condizioni favorevoli a quella crescita che ritengo assolutamente slegata dall’età anagrafica? Ma questa crescita, sviluppo, in cosa consiste esattamente? In quale direzione dovrebbe tendere? Rimarcare in ognuno l’adesione ai valori e principi di cui si è fin qui parlato? rafforzare lo spirito di identità cittadino?  O altro?

Proviamo allora a vedere se paradossalmente seguendo proprio il filo suggerito della fedeltà al passato, cercando proprio nel messaggio francescano, nello spirito di Assisi, troviamo tracce di quell’altro.

Non sta a me essere interprete del messaggio francescano, né vorrei forzare l’interpretazione di questo nella direzione di argomentazioni e posizioni che sostengo, ma di nuovo sembra che l’evocato Spirito di Assisi, sia da intendere  come una sorta di afflato universale, una sorta di brezza o nebbia che tutto avvolge lasciando le cose indistinte in una specie di elevazione mistica del creato e degli uomini che annulla conflitti e differenze.

Due sono invece gli episodi della vita di Francesco che permettono di orientarsi  per un’altra via:

gli incontri con il sultano d’Egitto e con il lupo di Gubbio. Entrambi gli episodi mettono in evidenza un iniziale punto di partenza che consiste nell’assoluta differenza, dei protagonisti, la totale alterità culturale e religiosa da un lato e dall’altro addirittura di specie.

Quel tratto di differenze ha motivato un dialogo che solo tramite la conoscenza è stato reso possibile.

Quale lingua parlava Francesco con il sultano? L’arabo, il volgare italiano o il provenzale? Se non lui, qualcuno per lui avrà pur dovuto conoscere la lingua dell’altro, unico accesso all’altrui cultura. Cioè tramite la conoscenza della differenza si è reso possibile un dialogo che pur lasciando gli interlocutori assolutamente altri, li ha tolti dalla dimensione dell’inimicizia. Ma non c’è bisogno di ricorrere a Francesco, per avvalersi dell’autorevolezza della fonte: da sempre la scienza apprezza la differenza per poterla conoscere.

La conoscenza è bene comune ed ha una dimensione “etico-morale” perché la consapevolezza  della possibilità dell’esistenza del totalmente altro, relativizza la propria posizione, la propria sfera socio-culturale, rendendola cosciente della sua appartenenza ad un contesto di visioni e concezioni molto più vaste, di cui prende coscienza di essere una parte. E questa cognizione del relativo può contribuire al riconoscimento dell’altro come legittima parte del tutto.

La conoscenza della differenza fattore di confronto o se si preferisce via di pace. Pace frutto di un razionale conseguimento anziché di fideistica adesione, cioè scelta per via di conoscenza dove l’altro  viene conservato e preservato in questa sua alterità.

E’ su questo stesso itinerario che nel 1986 Giovanni Paolo II, sul palco della Piazza Inferiore di San Francesco, ha lasciato che le altre religioni si manifestassero nella loro differenza, indicando questa come valore e la conoscenza (senza nulla togliere alla fede) come via. Portandolo più tardi ad inserire i propri biglietti di preghiera nelle fessure del muro del pianto di Gerusalemme e poi ad entrare nella moschea degli Ommayadi a Damasco.

Su questo stesso punto di svolta Benedetto XVI ha varato l’iniziativa del Cortile dei Gentili, luogo di dialogo tra credenti e non credenti, che ad Assisi è diventato il Cortile di Francesco.

Ed è da queste citazioni storiche che si può più facilmente arrivare alla delineazione di una politica culturale propria di Assisi.

Quei fatti storici, soprattutto l’incontro interreligioso del 1986, hanno posto Assisi all’interno di una  visibilità internazionale che prima non aveva, visibilità nella percezione ed aspettativa generica e comune, di incontro tra diversi.

Ci troviamo oggi quindi a dover formulare una politica culturale pensando ad Assisi con una doppia dimensione:

  • Assisi locale, agglomerato di comunità spesso tra loro non legate dal senso di comune appartenenza
  • Assisi, città con valenza simbolica ed aspettative internazionali

Gli articoli precedenti sono pubblicati in www.oicosriflessioni.it con il titolo “Assisi nel tempo presente. Versione Assisi”

Prossimo articolo: I miei valori di riferimento, i principi non negoziabili, le linee guida

 

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