Arcipelago Italia. Il padiglione Italia alla Biennale Architettura

Arcipelago Italia

Progetti per il futuro dei territori interni del Paese

Il padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia

Commissario: Federica Galloni, Direttore Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Curatore: Mario Cucinella

di Piero Santostefano – 09/07/18
Se cercate progetti di archistar, questo non è l’indirizzo corretto. Proprio all’ingresso del Padiglione, il visitatore è invitato a prendere atto che è ora venuto il momento di tralasciare i grandi centri urbani e rivolgersi all’altro 60% del territorio nazionale, e dare voce «a quel ricco e prolifico mondo dell’architettura empatica che si esprime in piccole azioni di miglioramento e di dialogo, capaci di affrontare il rapporto, ovviamente mai completamente risolto, tra la storia, il contemporaneo e il paesaggio».
E se si parla di territori non si può che ricorrere alla formula dell’itinerario, o meglio di otto itinerari che mediante 103 tappe da Nord a Sud del Paese portano in primo piano 67 architetture contemporanee e 14 borghi: città policentrica e leggera. Appennini come cuore urbano dell’Europa.
Otto itinerari concettualmente intesi come otto grandi libri – immensi in questo caso data la grandezza dei pannelli dedicati a ciascun itinerario – dove il piacere dello sfogliare sentendo il rumore tipico del girar pagina è sostituito da facciate immateriali che scorrono su schermo. E altrettanto arduo appare il localizzare i siti che si attraversano digitalmente utilizzando le sintetiche mappe cartacee che, collocate sul pannello troppo in alto e con tonalità di verde su verde, sono di poco aiuto ad orientarsi nello spazio geografico reale.
Superate queste difficoltà di fruizione non resta che lasciarsi coinvolgere in un cammino che, come tutti i cammini – un esempio per tutti il Cammino di Santiago -, intende arricchire e trasformare il pellegrino in cerca di risposte. E così ad uno degli snodi del Padiglione, la buona qualità del progetto contemporaneo e il valore aggiunto del processo che lo ha generato, si sommano le riflessioni di chi diventa protagonista di viaggio nell’altrui viaggio.
Il visitatore colloquia con chi ha dialogato per progettare, recuperare, tutelare, interpretare, assecondare, valorizzare, innovare, difendere, rilanciare, promuovere, migliorare, includere, plasmare, rigenerare, sostenere, curare territori, architetture e uomini di luoghi accumunati da una forte crisi demografica.
La seconda sezione del Padiglione condensa in cinque progetti – l’allestimento è dato da tavoloni in legno curviformi a simulare i contorni di isole costituenti un arcipelago – gli infiniti temi accennati nella sezione precedente. Ed ecco Off-cells: un luogo del lavoro per le Foreste Casentinesi; Un dittico per Camerino: connettere comunità e cultura nell’area del Cratere; Laboratorio Basento: due nodi curativi per la collina materana; Coltivare il futuro: una piazza per la crescita del Belice; La casa dei cittadini: un luogo della cura per la Barbagia.
Ogni tavolo-isola non si sottrae né alla necessità di dichiarare la genesi del proprio impianto teorico mediante la presenza – in questo caso piacevolmente fisica e cartacea dove si può rinvenire Architettura e disgiunzione di Bernard Tschumi fianco a fianco con il Codice forestale camaldolese – di volumi a stampa che costituiscono la bibliografia minima dell’operazione progettuale, né sfugge alla necessità di esplicitare con chiarezza la genesi del progetto. O meglio, visto il tema ricorrente nei testi a corredo dell’intero Padiglione, ogni isola concorre a testimoniare della molteplicità di idee e competenze confluite, infine, nella comunque dolorosa scelta di escludere, eliminare o tagliare prospettivee sperimentazioni, per giungere a una sintesi credibile e attuabile.
Se la visita si conclude, topograficamente, con la Barbagia, la modalità del viaggio è il loop, il destino è riaffidare di nuovo agli architetti principalmente una funzione di coordinamento maieutico, un collaborare con chi vive il territorio per fare la differenza in meglio, accompagnando la popolazione nelle proprie scelte strategiche. L’architetto come mestiere civico, come quello del medico, e siamo così a uno dei messaggi maggiormente espliciti del ben strutturato documentario che accoglie i visitatori al Padiglione e che merita una gratificante attenzione.
Riportare al centro il dibattito, dunque. Ma il ragionare in quali termini riprendere il confronto rimane una sfida per il futuro e per tutti. Questo forse è il miglior lascito che può avere il Padiglione anche per chi si avvicina con occhi disincantati, sapendo che le soluzione proposte sono solo provvisorie e l’architettura è ormai modestissima variabile di una società che si fa frettolosamente rappresentare dagli I like.
Rimane tuttavia la possibilità appropriarsi di un’enunciazione – anche questa rintracciabile all’interno del documentario che accoglie il visitatore – quando si ragiona su quello studio di caso di intrecci tra urbanistica, architettura, arte e politica che è Gibellina Nuova: chi ha lavorato con passione ha comunque lasciato tracce immateriali e inestimabili.
Se il Padiglione Italia ci ha stimolato a confrontarci con quelle tracce immateriali, e forse per questo ancor più inestimabili, allora il viaggio a Venezia sarà servito, e l’architetto-medico potrà sciogliere la prognosi.

 

 

per approfondimenti
http://www.labiennale.org/it/architettura/2018/partecipazioni-nazionali/italia
https://www.mcarchitects.it/arcipelago-italia-larchitettura-come-strumento-di-rilancio-del-territorio
http://www.arcipelagoitalia.it

 

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