Salvare la Casa Evolutiva di Renzo Piano a Bastia Umbra. Per il Parco del Contemporaneo dell’assisano

 Salvare la Casa Evolutiva di Renzo Piano a Bastia Umbra

Per il Parco del Contemporaneo dell’assisano

 

di Paolo Ansideri, 12 maggio 2021

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Questo articolo è pubblicato nel mensile Terrenostre di maggio 2021

E’ una sintesi molto ridotta dell’originale qui sotto scaricabile in pdf

Salvare la Casa Evolutiva di Renzo Piano PDF

Vedi in questo sito anche  Architetture contemporanee ad Assisi e dintorni

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Il numero aprile/2021 di Terrenostre ricostruisce la cronistoria del “Piano attuativo ex Deltafina”, approvato il 27 novembre 2020, omettendo la data del censimento del MiBACT che inseriva l’opera tra quelle selezionate, era il 2018, ed un fatto a conoscenza solo del sottoscritto: la mia raccomandata alla Soprintendenza del 2 novembre 2020 in cui segnalavo che di lì a poco si sarebbe deciso del suo destino e in cui chiedevo il parere della stessa alla luce di quel censimento.

Tutta la vicenda va inserita nel contesto politico-culturale della città a partire dal quale si comprendono le posizioni di chi sostiene la demolizione di questa e di altra opera (per altro già effettuata: l’ex Sala Consiliare progettata da Giancarlo Leoncilli Massi)

Credo che chi è preposto al governo della cosa pubblica, socio-culturale, debba porsi il problema se non sia possibile offrire alla propria comunità, ulteriori opportunità rispetto allo status quo. Se non sia da incrementare il grado di consapevolezza su ambiti fino a quel momento estranei ai tradizionali legami nei quali la comunità crede di trovare i propri segni di riconoscimento, le proprie origini, che solitamente costituiscono quella presunta differenza in base alla quale si costituiscono nuclei di “purezza distintiva” (bastiolinità, assisanità, ecc..)

È su questa base che cresce quel comune sentire che attribuisce incondizionato valore alle foto ingiallite dei tempi passati o della nostra memoria personale, erigendola a valore pubblico solo perché circondata dall’aura del nostro affetto personale. Vissuti con il culto del passato lontano, per la vicinanza del sito Unesco Assisi, e di quello prossimo per l’affezione di cui si diceva, ci si tramanda di padre in figlio, la venerazione della tradizione e il culto delle cosiddette “radici” che immancabilmente si fermano ai genitori e ai nonni, tale è la memoria media di una generazione.

In questa eterna ripetizione di ciò che è stato, in questo clima che mentalmente espunge la creazione del nuovo, non trova spazio il valore degli irrimandabili segni del tempo che viviamo e del recentissimo passato non ammantato del sapore dell’antico o del vecchio.

Paradossalmente questo accade in una cittadina che pone a emblema di sé una manifestazione che, a differenza di altre regionali, non è una rievocazione storica.

È in questo ambiente che si possono quindi operare scelte che anni dopo si rivelano elusive di valori che altri, con un metro di giudizio meno emozionale, dichiarano tali non solo per la collettività locale, ma per quella nazionale.

È il caso di quelle architetture del secondo novecento, frutto di catalogazione e dunque valorizzazione scientifica da parte del MiBACT, destinate invece alla distruzione dalle amministrazioni locali.

Il valore delle opere non si deve decretare sulla base di cognizioni personali, ma il tentativo di una minima oggettività si ottiene solo con la delega a organi sovraordinati, collettivamente e istituzionalmente riconosciuti, ai quali sia demandato di definire il valore non arbitrario dei manufatti.

Si legge nella home page del sito dedicato al censimento: “per quanto riguarda l’architettura contemporanea la mancanza di una storiografia già consolidata e concorde ha imposto la individuazione di criteri oggettivi, per quanto possibile condivisibili, che indirizzino il giudizio di valore e certifichino il riconoscimento di interesse verso determinate opere.”

Questo, quindi, nonostante il parere dei singoli decisori locali, quando non anche degli stessi autori, che non sono chiamati né a decidere per la valorizzazione delle proprie opere, né tantomeno per la loro demolizione (legge 633/1941).

Come nel caso di Renzo Piano la cui opinione sul disvalore dei moduli abitativi è stato preso a pretesto per la loro demolizione. Undici anni dopo quei fatti, i moduli sono stati invece dichiarati di pubblico interesse.

È accaduto perciò che, coerentemente con quel comune sentire di cui si è detto, si è potuto procedere all’espulsione dell’estraneo dalla cultura corrente, decidendo di eliminare dal contesto cittadino una delle sole 26 opere di Renzo Piano selezionate in tutto il territorio nazionale.

Le opinioni non sono tra loro equivalenti, né la questione è decidibile da maggioranze elettorali o popolari. Grazie a Dio in democrazia la divisione dei poteri garantisce che l’organo istituzionale, qualunque esso sia, agisce “in nome del Popolo Italiano” quindi per conto di tutti e senza la necessità di nessuna conta accessoria. Ed in questo caso l’organo si chiama Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo.

Il censimento ha cambiato radicalmente il problema, perché questo intervento del Ministero ha permesso l’interessamento della Sovrintendenza che, in virtù del censimento stesso, ha avuto la facoltà di apporre la tutela, di fatto spostando dall’organo politico-amministrativo a quello statale la decisone di merito.

Sono d’altra parte del tutto evidenti le incongruenze dell’iter da parte della Soprintendenza nel corso dei 10 anni, così come è evidente e comprensibile la difficoltà in cui oggi viene a trovarsi improvvisamente l’impresa alla fine dell’iter burocratico.

Ma la domanda è: “In tutta questa storia che ruolo ha avuto la politica?”

I coltivatori e conservatori dell’identità cittadina perché non vogliono vedere oltre la propria memoria personale e ridurre il problema ad un ideologico antagonismo?

I fautori dell’uno vale uno, sono ancora convinti che le competenze siano decidibili per democrazia diretta e sulla piattaforma Rousseau?

Da che parte sono quelli della mia area politica di rifermento? Quando cominceranno a capire che la soluzione al dissolvimento della politica non consiste nell’immancabile “voto contrario a prescindere”, né in salvifici segretari eletti alle primarie o candidati sindaci estratti dal civismo, ma è la connessione al mondo dei propri elettori che forse possono apportare vedute diverse nell’asfittico circolo chiuso degli iscritti?

Sono a conoscenza del contenzioso in atto tra amministrazione ed impresa e credo che non giovi a nessuno in questa fase lo scontro, né tantomeno il danno economico di questa, ma se la politica torna a fare il suo mestiere, che è quello di avere una visione, un progetto di città e non la semplice gestione amministrativistica del corrente, allora possono aprirsi nuovi scenari, partner e sinergie inaspettate.

Il Parco del Contemporaneo
Sta di fatto che, non so se per la prima volta, un’importante istituzione statale, tramite una commissione di esperti, indica in Bastia, rispetto al comprensorio assisano, la città con il maggior numero di opere di specifico (architettura) interesse nazionale (6 su un totale di 9), ne delinea cioè un tratto distintivo e caratterizzante in relazione al patrimonio generale dei beni storico-culturali, nel quale invece gli altri comuni vantano ben più consistenti testimonianze nell’antichità.

Sta di fatto che il comprensorio nel suo complesso è la terza area dell’Umbria (insieme a Foligno) per quantità di opere selezionate e che nella stessa è presente un gran numero di opere di artisti tra i più importanti del ‘900 e contemporanei, nei suoi musei, fondazioni e parchi all’aperto.

Sta di fatto che nell’area vasta del comprensorio e zone limitrofe, operano aziende nel campo del design di notevoli dimensioni e che ad ottobre 2020 è stato inaugurato ad Assisi, dalle Università degli Studi di Perugia e Luigi Vanvitelli della Campania, il Corso di Laurea Magistrale in Planet Life Design.

L’insieme di questi fattori autorizza sicuramente ad azzardare l’idea della valorizzazione di questo patrimonio come

Parco del Contemporaneo dell’assisano

Per la valenza culturale e turistica dello stesso, come di tutta un’altra serie di dati e argomenti rimando al testo completo scaricabile.

Il comune di Bastia si faccia promotore di questo progetto e sia il soggetto pubblico che aiuta l’identità cittadina, comunemente percepita, ad includere quel livello che le viene “oggettivamente” riconosciuto dall’Ente Statale.

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