IL SACRO E LA GRANDE BELLEZZA

ASSISI E L’ARCHITETTURA PER NORCIA.
Conservare le opere. Custodire la devozione. Progettare il futuro

castelluccio

Paolo Ansideri – 05/12/16

Alcune settimane fa Assisi ha proposto di accogliere e conservare nelle proprie chiese ed edifici storici, le opere mobili asportate dalle chiese della Valnerina e più in generale dai luoghi del terremoto. Ne è nato un breve dibattito sull’opportunità dal punto di vista della sicurezza e della tutela conservativa.
Erano i primi di novembre e dopo quei primi scambi di opinioni non si è più avuta alcuna notizia al riguardo, come assenti sono stati sul piano mediatico, segnali simili a quelli che si erano manifestati il 30 ottobre, a seguito delle scosse che avevano reso inagibile Norcia e distrutto la sua Basilica. Dalla percezione emotiva di quei segnali era scaturita la nostra proposta.
Ed anche noi che l’avevamo pensata, e che avremmo voluto precisarne l’origine di umano afflato e la successiva rielaborazione razionale e progettuale, ci eravamo rassegnati a non insistere ulteriormente.
Fino a quando non abbiamo letto la lettera aperta al ministro Franceschini di Vittoria Garibaldi, già sovrintendente per i Beni storici e artistici dell’Umbria: “ nell’assistere a un prelievo di opere mobili dalla chiesa di san Leonardo di Montebufo (Preci). .. l’unica persona ancora presente nel paese. Messa a debita distanza dalla chiesa guardava le operazioni con lo sguardo di chi vede cancellare la propria storia senza poter dire nulla. “
Lettera al Ministro Dario Franceschini
Lo stesso segnale che proveniva dall’immagine ormai simbolo della Norcia caduta: un monaco ed alcuni fedeli nella piazza di Norcia pregano inginocchiati davanti alla statua di San Benedetto, circondati ancora dalle recenti macerie. Il segnale era la manifestazione del rapporto tra le opere e le persone. Per il non credente che scrive, comportamenti degni di domanda.
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Si è manifestato in quei comportamenti, nell’estremo del danno, la forza del rapporto di devozione che lega il fedele al sacro ed ai suoi simboli. Non solo nella forma dell’opera d’arte deturpata, o nell’immagine della catastrofe distruttiva, ma anche nell’asportazione di quel legame tra la cosa in quanto venerata e il fedele, che il terremoto manifesta i suoi effetti.
Noi non credenti, ma amanti dei manufatti della storia e della cultura umana ci sentiamo emotivamente colpiti al cospetto della distruzione dei Buddha di Bamayan in Afganistan, della caduta della vela giottesca di San Matteo nella Basilica di Assisi, della distruzione di Palmira e del museo di Mosul. Il legame culturale ed etico con le opere, si carica, nel caso dell’attribuzione a queste di un valore di sacralità, anche della natura devozionale. Ed è questo invisibile, personale e soggettivo rapporto che nessun contenitore può conservare se non quello che custodisce il sacro.
Solo il luogo di culto conserva e garantisce la continuità devozionale. Questa constatazione prima, ha fatto nascere quell’idea che ora compiutamente esprimiamo. L’idea di ricreare e custodire le condizioni della continuità devozionale per chi nell’oggetto vede la presenza soprannaturale e non solo per chi vi vede il genio dell’arte. Non possono essere quindi depositi climatizzati ed imballi antiurto, i contenitori più adatti per permettere che i riti rivolti all’immagine, perpetuino l’antico senso del sacro che le generazioni si sono trasmesse.
Non è il valore artistico, ma il valore simbolico, che è anche un valore culturale, che la chiesa intesa come ecumene dovrebbe garantire nel comune afflato di trascendenza.
Non ha importanza che l’opera sia un’opera d’arte, importa in questo contesto la relazione simbolica, la valenza evocativa dell’oggetto anche se di fattura non pregevole. Da questo assunto si è quindi sviluppato il progetto inteso a
CONSERVARE LE OPERE, CUSTODIRE LA DEVOZIONE, PROGETTARE IL FUTURO.
Fermo restando quindi che di chiese si intendeva parlare e non di musei, si è voluto affiancare alle opere il valore di testimonial delle terre d’origine, nella terra di Assisi.
Assisi è il luogo dell’Umbria con il maggior flusso turistico, ogni anno la città viene visitata da milioni di turisti ed è qui che ogni gesto viene amplificato dalla comunicazione di cui il sito gode.
Ed è qui che non sarebbe difficile raccogliere l’adesione dei grandi designer ed architetti nel progettare teche, contenitori e piedistalli su cui posare e custodire, valorizzare quei “Raccontatori d’altre terre”. Quelle opere raccontano al fedele ed al turista la propria terra, e questo racconto è la maggior promozione per il loro ritorno e per il ritorno del turista nelle valli in ricostruzione.
Le risorse ed i ricavi, raccolti dall’auspicabile flusso generato da “Assisi e l’Architettura per Norcia”, saranno, insieme a quei contenitori, il tangibile ed insieme simbolico lascito alla Norcia futura. Di fronte a quelle opere ed in attesa di quel ritorno, qualcuno avrà continuato ad inginocchiarsi ed a pregare.
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